Museo Lombroso: chi lo conosce lo difende

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01/10/2015
Museo Lombroso: chi lo conosce lo difende

Chiediamo un aiuto a chi conosce il Museo Lombroso

Una petizione on-line dal titolo "Chiudiamo il Museo Lombroso!" ha già raccolto numerose firme.

È promossa dal Comitato no-Lombroso, che dal 2010 conduce una campagna immotivata e fuorviante contro il Museo, accusato di diffondere messaggi razzisti nei confronti dei Meridionali.

Il Museo Lombroso è un ente universitario, collabora con istituzioni culturali in tutto il mondo, fornisce materiali di ricerca agli studiosi ed è visitato ogni anno da migliaia di persone. La sua importanza è riconosciuta internazionalmente.

Potete aiutare il Museo aderendo alla petizione su Change.org "Non chiudete il Museo Lombroso".
Inoltre, sulla petizione che chiede la chiusura del Museo, al fondo della pagina (prima delle immagini relative ad altre petizioni) potete cliccare sulla scritta in rosso "Riporta come inappropriato" (se volete, potete aggiungere un commento).
Il vostro aiuto sarà prezioso per sottolineare l'importanza del Museo. Vi preghiamo di diffondere il più possibile questo messaggio.

Il Sistema Museale dell'Università di Torino

 

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Torino - 10th International Meeting STEROIDS and NERVOUS SYSTEM

Since 2001, this meeting represented an important event for basic and clinical researchers working on this emerging scientific topic. We will address state-of-the-art approaches in the field of steroids and nervous system, including behavior, epigenetics, genomic and non-genomic actions, the vitamin D, neurodegenerative and psychiatric disorders, and the interference among endocrine disruptors and steroid signaling.

Ricerca

Atassia: scoperto il difetto cellulare responsabile di una rara malattia neurologica

Un malfunzionamento dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, causa lo sviluppo della SCA28, una forma ereditaria di atassia. Dopo 10 anni di studi e grazie al sostegno di Fondazione Telethon, la scoperta del team di ricerca guidato dai proff. Alfredo Brusco e Filippo Tempia dell’Università di Torino e NICO. Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurobiology of Disease.

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