Storia

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La Fondazione Cavalieri Ottolenghi deriva dal lascito all’Università di Torino di Annetta Cavalieri Ottolenghi, gentildonna torinese che ha vissuto per lungo tempo a Roma.

Colpita profondamente dalla tragedia delle malattie mentali, di cui aveva esempi in famiglia, la Signora Cavalieri Ottolenghi decide di destinare tutti i suoi averi all’Università di Torino, con la clausola - contenuta nel testamento del 17 novembre 1957 - che i fondi vengano destinati allo studio delle basi fisiche e chimiche e alla terapia delle insanità mentali.

In seguito alla morte della Signora, avvenuta il 5 maggio 1958, ci vogliono molti anni per accertare i beni mobili e immobili della testamentaria, per definire le procedure e le modalità di trasferimento all’Università di Torino e - non ultima - l’utilizzazione della cifra e del suo reddito, come emerge da una lettera del 1996 del primo Presidente della Fondazione.

Il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Torino decide quindi che una Fondazione possa tutelare al meglio le volontà testamentarie di Annetta Cavalieri Ottolenghi. Viene così istituita la Fondazione con Presidente il Rettore dell’Università di Torino Mario Umberto Dianzani, al quale succedono negli anni i Rettori dell’Ateneo torinese.
 
 La sede amministrativa e i laboratori di ricerca della Fondazione, ospitati per anni dal Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell'Università di Torino presso il Polo della Facoltà di Medicina e Chirurgia, dal 2010 si trasferiscono nel nuovo con sede presso l'Azienda Ospedaliero - Univesitaria San Luigi Gonzaga, a Orbassano, in provincia di Torino.

Agenda

21 giugno 2019

NICO Progress Report - INN Open Neuroscience Forum 2019

I nostri giovani ricercatori aggiornano i colleghi sulle loro ricerche. Appuntamento ogni due venerdì.

14 novembre 2019

BraYn 2019 - dal 14 al 16 novembre a Milano

Fino al 31 luglio è possibile sottomettere gli abstract per la seconda conferenza annuale dei giovani neuroscienziati, in programma a Milano dal 14 al 16 novembre 2019.

Ricerca

SCOPERTE NELL’IPOTALAMO LE TRACCE DELLA MEMORIA

Lo studio pubblicato su Neuron scalfisce il dogma che colloca principalmente nell’ippocampo la formazione dei ricordi. 
È possibile attivare o bloccare l’espressione della paura controllando selettivamente i neuroni ipotalamici che producono ossitocina. La scoperta di un team di ricerca europeo, rappresentato in Italia da noi del NICO – Università di Torino. Comprendere i circuiti nervosi che sottendono la memoria della paura può aiutare nel trattamento di disordini psichiatrici come l’ansia, in cui la paura si trasforma da risorsa per la sopravvivenza a fenomeno patologico.

10 giugno 2019