Neurofisiologia delle malattie neurodegenerative

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Gruppo guidato da Filippo Tempia

Neurofisiologia delle malattie neurodegenerative

Lo scopo principale delle nostre ricerche è scoprire i meccanismi responsabili di alcune patologie neurologiche e psichiatriche. Il nostro gruppo si occupa principalmente di studiare i segnali elettrici di singole cellule nervose coinvolte nelle atassie spino-cerebellari, patologie neurologiche che portano a un progressivo deterioramento della coordinazione dei movimenti, fino, in alcuni casi, alla perdita della capacità di camminare.

Si parla di atassie al plurale perché ne esistono varie forme (a oggi circa una quarantina), ognuna causata dalla disfunzione di un determinato gene. Sono dovute al malfunzionamento o alla degenerazione delle cellule nervose del cervelletto, il centro nervoso che contiene i programmi di corretto svolgimento dei movimenti (ma anche importante per il tono dell'umore e per alcune funzioni cognitive). Al momento non esiste nessuna terapia in grado di arrestare le atassie spino-cerebellari. Questa ricerca è finanziata da Telethon (leggi a riguardo la rassegna stampa del 15 luglio 2014).

Nello specifico, la nostra ricerca si propone di studiare:

Atassia spinocerebellare di tipo 38
Il nostro laboratorio ha partecipato alla scoperta del gene mutato nell'atassia spinocerebellare di tipo 38, in collaborazione con i laboratori della prof.ssa Borroni (Univ. di Brescia), prof. Brusco (Univ. di Torino), prof.ssa Caruso e prof. Mitro (Univ. di Milano). Il nostro scopo è scoprire i meccanismi che si guastano quando il gene è mutato, grazie allo studio del sistema nervoso di modelli animali. Il fine ultimo è individuare dei meccanismi molecolari che in futuro possano diventare i bersagli di terapie in grado di curare la malattia.

Malattie psichiatriche
Il nostro laboratorio sta svolgendo delle ricerche sulle cause e sui meccanismi coinvolti nell’autismo, in collaborazione con il prof. Consalez dell’Univ. San Raffaele (Milano) e con la prof.ssa Verpelli del CNR di Milano. Questo studio si avvale di nuovi modelli animali che presentano alterazioni in una via di segnalazione che finora non era mai stata indagata in relazione all’autismo. La ricerca si concentra sul cervelletto che, in questi modelli come nei pazienti con autismo, presenta dei difetti di sviluppo e funzionamento.
Un'altra linea di ricerca studia un modello animale con un'alterazione genetica che lo rende resistente ad ansia e depressione. In particolare vogliamo identificare i centri nervosi su cui agisce l'alterazione genetica e provare nuovi farmaci che ne imitino l'azione, in modo da aprire la strada a una nuova generazione di farmaci antidepressivi. Questo studio è in collaborazione con la University of Texas Medical Branch (USA).

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